Il trattamento del dolore post-operatorio o post-partum

agosto 8, 2015 by Giuseppe Cenzato0
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Problema comune a tutte la pazienti che si sottopongono ad interventi di ginecologia, sia mediante tecnica laparoscopica che tradizionale, nonché alle pazienti che hanno avuto un parto spontaneo, è la sedazione del dolore post- operatorio o post partum.

La somministrazione di farmaci per via orale a volte può essere problematica nelle prime ore dopo l’ intervento o il parto, in quanto l’ assorbimento intestinale non è sicuro, a causa del blocco intestinale che si crea durante e dopo l’ intervento.

Inoltre la somministrazione di farmaci per via orale, in tali momenti, può provocare singhiozzo o vomito.

La via intramuscolare ( parenterale ) o endovenosa viene quindi ritenuta più sicura ed efficace. fino a quando l’ intestino riprende a funzionare   (canalizzazione) e si può passare alla via orale.

Il farmaco prescelto deve avere caratteristiche tali a diminuire rapidamente l’ intensità del dolore senza avere effetti collaterali sull’ attività respiratoria, sul pH ematico e sulla futura canalizzazione.

L’ acido acetilsalicilico è stato oggetto, nel secolo scorso, di numerosi studi, ma solo nel 1900 ne fu conosciuto l’ effetto antipiretico,  analgesico ed antireumatico.

La sua coniugazione con la lisina ha permesso di ottenere la sua idrosolubilità, rendendo possibile la somministrazione parenterale.

Si tratta di un farmaco inodore, con scarsa tossicità acuta e cronica, e rientra nel gruppo degli analgesici non stupefacenti.

La sua azione farmacologica si esplica attraverso una attività centrale a livello del talamo e un’ attività periferica attraverso una depressione dei fenomeni infiammatori, accompagnata da inibizione della liberazione di sostanze endogene algogene.

Oggetto del presente lavoro è uno studio eseguito con il sistema del doppio cieco, mettendo a confronto l’ acetilsalicilato di lisina con il cloridrato dell’ 1 metil 4 fenilpiperidin-carbonato (morfino derivato)nel trattamento del dolore post- operatorio.

Lo scopo era quello di valutare l’ effetto antidolorifico dei due farmaci controllandone la rapidità di azione ed alcune eventuali azioni collaterali.

Materiali e metodi

A tutte le pazienti è stata saggiata previamente la tolleranza all’acetilsalicilato di lisina mediate prove emogeniche, dopo somministrazione del farmaco stesso per via orale.

Il farmaco è stato un debole inibitore della sintesi di protrombina, e dosi singole del composto possono produrre un piccolo prolungamento del tempo di sanguinamento, raddoppiandolo se la somministrazione è proseguita per una settimana.

Le pazienti che non presentarono alterazioni delle prove emogeniche sono state prese in considerazione per questo studio.

Sono state esaminate complessivamente 60 pazienti, in seguito sottoposte ad intervento chirurgico, comprese anche pazienti che hanno espletato un parto spontaneo, delle quali 20 trattate con un’ unica dose di un grammo di acetilsalicilato di lisina, 20 trattate con un’ unica dose di 1 metil 4 fenilpiperidin-carbonato (morfino-derivato)  in quantità pari pari a 10 mg. di cloridrato e di morfina e 20 pazienti alle quali è stato somministrato placebo ( H2O distillata ).

Per brevità i tre farmaci saranno indicati con dei simboli e rispettivamente :

LA – M – P

Nessuna delle pazienti ha subito trattamento antidolorifico prima di 6 ore dalla fine dell’ intervento stesso o del parto spontaneo.

Ciò ha permesso di eliminare l’ effetto antidolorifico e sedativo dei farmaci anestesiologici . La somministrazione farmacologica è stata effettuata solo su richiesta della paziente ed in quel momento è stata valutata l’ intensità del dolore secondo il seguente schema :

Punteggio 0 = dolore assente

Punteggio 1 = dolore lieve

Punteggio 2 = dolore discreto

Punteggio £ = dolore insopportabile

Per la somministrazione dei tre farmaci è stato eseguito il seguente criterio :

uno dei farmaci è stato aspirato a caso in una siringa da un Sanitario, sempre lo stesso per tutte le pazienti, e la siringa veniva consegnata al parasanitario per la somministrazione alla paziente.

La valutazione dell’ effetto dei farmaci somministrati per via intramuscolare è stata studiata un’ ora dopo l’ iniezione da un Sanitario diverso dal precedente, che non era a conoscenza del tipo di farmaco somministrato.

Per la valutazione dell’ intensità del dolore si è seguito lo schema già descritto.

Il punteggio è stato quindi assegnato a ciascuna paziente subito prima del trattamento, dopo 30 minuti e dopo un’ ora

Ad ogni singola paziente sono state determinate la PO2 e la PCO2 con prelievo dall’ arteria radiale, con dosaggio immediato prima e dopo un’ ora dal trattamento, per valutare eventuali effetti dei due farmaci sull’ acidosi o alcalosi respiratoria e metabolica.

Lo studio si è limitato alla valutazione dell’ effetto analgesico per un’ ora dopo la somministrazione di un’ unica dose dei tre farmaci.

Per l’ eventuale ricomparsa del dolore i dati ottenuti con la somministrazione dello stesso farmaco precedentemente somministrato non sono stati presi in considerazione in questo studio.

Conclusioni e considerazioni

Sia l’ acetilsalicilato di lisina che l’ 1 metil 4 fenilpiperidin-carbonato etilico determinano un alleviamento del dolore. Questi risultati sono sovrapponibili a quelli riscontrati anche da altri Autori.

L’ azione analgesica esplicata dall’ LA è stata, in tutte le pazienti, più rapida rispetto a quella esplicata dall’ M.

Per quanto riguarda la PO2 e la PCO2, i valori iniziali sono stati molto differenti nei due gruppi.

Un’ ora dopo il trattamento farmacologico la PCO2 ha avuto un decremento in entrambi i gruppi ( LA e M ) , che è stato maggiore nel gruppo trattato con LA.

Anche questi risultati sono sovrapponibili a quelli di altri Autori.

In definitiva l’ acetilsalicilato di lisina può senz’ altro essere preferito, in virtù della sua maggiore e più rapida azione.

 L’ attività farmacologica dell’ acetilsalicilato di lisina sembra legata alla sua azione inibitrice la liberazione di alcune sostanze ad azione algogena, presenti normalmente nell’ organismo : istamina e soprattutto prostaglandine.

Ciò avverrebbe mediante un sistema di feedback che agirebbe attraverso l’ AMP ciclico che controlla la liberazione dell’ istamina e delle prostaglandine E (PGE).

E’ noto che le PGE favoriscono l’ aumento della permeabilità vasale in caso di processo infiammatorio, mentre le PGF avrebbero un effetto inibente su tale aumento di permeabilità.

Le PGE agirebbero anche sui micronoduli intracellulari, oltre che sul contenuto e sulla liberazione di enzimi lisosomiali.

E’stato osservato al microscopio elettronico che le prostaglandine sono responsabili anche di cambiamenti cellulari ultrastrutturali.

Nel processo infiammatorio esse sono presenti specialmente quando esiste un massiccio interessamento cellulare.

Riassunto

L’ autore ha messo a confronto l’ acetilsalicilato di lisina  (LA ) con un morfino- derivato nel trattamento del dolore postoperatorio e post partum.

L’ Autore ha riscontrato una maggiore e più rapida analgesia nel gruppo trattato con LA rispetto a quello trattato con M.

Il decremento in PCO2, dopo il trattamento farmacologico, è stato maggiore nel gruppo trattato con LA.

L’ azione farmacologica dell’ acetilsalicilato di lisina sembra legata, in specie, alla sua azione inibitrice sulla liberazione di istamina e sulla sintesi delle prostaglandine.

 

Questo lavoro è stato eseguito e redatto dal Dott. Giuseppe Cenzato, con la collaborazione di altri Sanitari.

Sono disponibili, a richiesta, le tabelle illustrative.

E’ stato pubblicato su “Archivio di ostetricia e Ginecologia”, del quale rappresenta un estratto.


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